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LUCI :
Giuliano Serafin
MUSICHE E SUONI:
Radames Tomiolo
“Meglio questa!” è una commedia in due atti che rappresenta
l’evoluzione di un'azione unitaria, dove alcuni imprevisti colpi di scena
inceppano il naturale svolgimento di una brillante commedia dialettale. Il
meccanismo strutturale dell'opera è quello delle scatole cinesi, dove ogni
verità che sembra definitiva si apre ad ulteriori sviluppi che la rendono vana e
tutto, alla fine, risulterà essere un paradossale tentativo di attirare
l'attenzione sulla compagnia da parte della stampa e dell’opinione pubblica: una
giornalista infatti cade nella trappola e questa è l'unica cosa "vera" di tutta
la vicenda. Quelli che nel corso della vicenda sembrano essere nemici arroccati
su sponde opposte, alla fine si rivelano essere un'unica "banda" decisa a tutto
pur di raggiungere il proprio scopo: sopravvivere alla crisi economica che
attanaglia la compagnia e continuare a fare teatro in condizioni migliori.
Insomma, una travolgente catena d'apparenti verità destinate a rivelarsi
infondate tranne che al momento dell'esito finale, quando la commedia si rivela
essere una descrizione satirica della società fondata sul sensazionalismo a
tutti costi, dove la notizia è più vera quanto più eclatante. A farne le spese,
in questa occasione, è un'arte "timida" come quella del teatro, di per sé così
aliena da sensazionalismi di ogni tipo, che per farsi largo è costretta a
cercare compromessi con uno stato di cose estremo e delirante. E' questa
infatti l'altra tematica che emerge: il teatro è schiacciato da un progressivo
rincorrere la notizia “bomba” da prima pagina; teatro che vive invece di
rapporti umani semplici, forti e coinvolgenti; teatro che riesce ancora a
trovare uno spazio vitale grazie a quell'arte d'arrangiarsi, sperimentata nel
corso dei secoli da generazioni di attori girovaghi, comici e guitti. Il
pubblico è coinvolto da una serie di esilaranti colpi di scena che rendono alta
la tensione dall'inizio alla fine così come pure il livello comico. La
separazione fra scena e sala è completamente annullata, favorendo invece
un'estrema mobilità degli attori fra i due spazi che, pur restando
architettonicamente separati, cessano di esserlo drammaturgicamente.
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